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Isotta Barigazzi - I personaggi di Nolde - Tre punte di ruggine


Isotta avanzò per salutare l'ospite della madre, senza disdegnare di dare una rapida ma minuziosa occhiata, accompagnata da un enigmatico sorriso, a quel giovane esemplare di sesso maschile che svettava ammutolito al centro del salottino. Mario si sentì avvampare per essere stato oggetto di tanta considerazione e, approfittando del fatto che le donne avevano ripreso a chiacchierare tra loro, si dedicò indisturbato a scorrere la ragazza dalla testa alla punta delle scarpe senza tralasciare alcun particolare. Apprezzò la carnagione chiara, gli occhi verdi e i capelli scuri, come quelli della madre. Dal collo scese sulle spalle e poi ancora più giù, cercando di intravedere qualcosa attraverso la camicetta annodata in vita. Dalle caviglie risalì le gambe lunghe e ben tornite fino ad arrivare ai fianchi che sul retro curvavano deliziosamente a mandolino. Per la prima volta Mario capì cosa volesse dire "colpo di fulmine" anche se, a guardarlo bene, mascella calata, occhi sgranati, in combinazione con una notevole rigidità del corpo, somigliasse di più a un colpo apoplettico. Esaurite le frasi di circostanza, le donne rivolsero l'attenzione al ragazzo, rimasto fino a quel momento estraneo alle presentazioni. – Isotta, questo è mio figlio Mario. Il giovane, ancora immerso in lascive osservazioni, non si era accorto di essere stato chiamato in causa, e continuava a vagare con la mente, immaginandosi calato in scenari idilliaci, in peccaminosa compagnia con colei che gli stava di fronte. Le tre donne, con una certa qual meraviglia, non poterono fare a meno di notare di come l'espressione sul volto di Mario, coincidesse, senza alcun dubbio, con quella di un perfetto deficiente.



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